Quasi tutte le tradizioni iniziatiche occidentali oggi presenti si dichiarano antichissime. Molte lo sono davvero. Molte altre no. Imparare a distinguere è uno dei compiti fondamentali di chi si accosta con serietà a questo campo.

La tentazione delle origini remotissime

Quasi ogni tradizione iniziatica occidentale, a un certo punto della propria storia, produce una genealogia delle origini che la fa risalire il più indietro possibile nel tempo: all'Egitto dei faraoni, al Tempio di Salomone, ai druidi, alla Tradizione primordiale. Questo fenomeno — il "mito delle origini" — non è necessariamente frutto di malafede: è una modalità di auto-legittimazione costante delle tradizioni iniziatiche.

La Massoneria, fondata formalmente nel 1717 come Gran Loggia di Londra, ha sviluppato un ricco mito delle origini che la fa discendere dai costruttori del Tempio di Salomone, dall'ermetismo egizio, dall'Ordine del Tempio. Il Rosacrocianesimo dei manifesti del 1614-1616 si presenta come continuazione di una Fraternità fondata nel XV secolo. Gli ordini neotemplari rivendicano una discendenza ininterrotta dal 1314 attraverso "Gran Maestri clandestini". Le correnti teosofiche ottocentesche dichiarano di trasmettere insegnamenti di "Maestri" tibetani o himalayani, depositari della sapienza primordiale.

In tutti questi casi, la critica storica ha ormai chiarito che le genealogie dichiarate non reggono al vaglio documentario. Questo non significa che le tradizioni in questione siano "false" o prive di valore: significa solo che la loro fondazione effettiva è diversa — in genere più recente — di quella proclamata.

Tre distinzioni utili

Per orientarsi, è utile distinguere tre categorie: le tradizioni con continuità documentata, le tradizioni ricostruite, le tradizioni di fondazione moderna.

Continuità documentata

Alcune tradizioni hanno una continuità di esistenza documentabile storicamente. La Kabbalah ebraica ha una continuità ininterrotta dal XII-XIII secolo attraverso le comunità ebraiche d'Europa e del Mediterraneo. La tradizione cristiana nelle sue forme interiori — mistica monastica, esicasmo ortodosso, mistica renana — ha continuità documentabile di secoli. La Massoneria, nella sua forma speculativa moderna, ha continuità regolare e documentata dal 1717 a oggi. Il Régime Écossais Rectifié ha continuità dal Convento di Wilhelmsbad (1782).

La continuità non è automaticamente una garanzia di valore, ma è un dato storico accertato. Quando una tradizione afferma di essere in continuità con qualcosa di documentato, si può verificare.

Tradizioni ricostruite

Alcune tradizioni si dichiarano continuazione di una tradizione più antica, senza avere continuità effettivamente documentata con essa. Il caso più netto è il neotemplarismo: l'Ordine del Tempio storico fu soppresso nel 1312 con la bolla Vox in excelso e cessò di esistere. Gli ordini neotemplari moderni nascono formalmente nel 1804-1805 con Fabré-Palaprat, e le loro dichiarazioni di continuità clandestina attraverso "Gran Maestri segreti" si fondano su documenti di cui la storiografia ha mostrato l'inattendibilità.

Questo non significa che un ordine neotemplare sia necessariamente privo di valore iniziatico proprio: significa però che il suo valore, quale esso sia, non deriva dalla continuità con l'Ordine medievale. Deriva — se deriva — dalla qualità della sua elaborazione interna, dalla sua struttura, dalla coerenza del suo lavoro simbolico. Un ordine ricostruito è in ogni caso un ordine di fondazione moderna, che ha scelto di collegarsi a una tradizione più antica a cui non è effettivamente connesso per catena regolare.

Tradizioni di fondazione moderna

Una terza categoria, intellettualmente più onesta, comprende le tradizioni di fondazione dichiaratamente moderna. L'Antroposofia è una fondazione di Rudolf Steiner nel 1913 e non pretende di essere altro. La Società Teosofica è fondazione del 1875 (pur con il riferimento ai presunti "Maestri" tibetani, su cui torneremo). Molte correnti iniziatiche contemporanee — le scuole di meditazione, le nuove logge esoteriche — sono fondazioni del XX o XXI secolo.

Una tradizione di fondazione moderna non è, ipso facto, meno valida di una antica: la valutazione del suo valore è indipendente dall'anno di fondazione. Ciò che la sua modernità impone è solo di non pretendere un'antichità che non ha.

I criteri della storiografia

Lo storico contemporaneo dispone di alcuni criteri per distinguere le tradizioni effettivamente antiche da quelle ricostruite. I principali:

  • Documentazione archivistica: esistono documenti coevi dell'epoca che la tradizione rivendica come propria origine? Dei Templari medievali abbiamo archivi; dei "Templari clandestini" del Settecento non abbiamo.
  • Continuità testuale: esistono testi documentabili che testimonino la catena di trasmissione nel corso del tempo? La Kabbalah ha una produzione ininterrotta dal Medioevo; la "sapienza primordiale" dei teosofi emerge improvvisamente alla fine dell'Ottocento.
  • Analisi linguistica: i testi dichiarati antichi reggono l'analisi filologica? È il caso paradigmatico di Casaubon sul Corpus Hermeticum: il greco del Corpus è di età imperiale, non arcaico, quindi i testi sono del II-III sec. d.C. e non anteriori a Mosè come si credeva.
  • Coerenza dottrinale: le dottrine dichiarate "sempre uguali" presentano in realtà adattamenti agli schemi mentali di ogni epoca? Lo schema della Teosofia risente palesemente della cultura scientifica ottocentesca (concetti di "evoluzione", di "razze radice", di "fluido magnetico"): non è una sapienza atemporale.

Perché è importante

Distinguere le tradizioni documentate dalle ricostruzioni non è un'operazione di tipo poliziesco. Ha tre utilità precise.

La prima è intellettuale: restituisce onestà al proprio studio. Ragionare sulla Cabala ebraica come tradizione ebraica del XIII secolo permette di capirla nella sua logica propria; confonderla con la sua riappropriazione occultista ottocentesca impedisce di capire entrambe.

La seconda è pratica: chi voglia accostarsi seriamente a una tradizione iniziatica ha bisogno di sapere che tipo di tradizione è. Se è antica, la si può cercare nei suoi depositari storici; se è ricostruita, si sa che si sta aderendo a una costruzione del XVIII o XX secolo, con i pregi e i limiti relativi.

La terza è culturale: le tradizioni vive hanno bisogno di lettori capaci di riconoscerle. Quando la distinzione tra tradizioni effettive e ricostruzioni si perde nel discorso pubblico, tutte le tradizioni perdono qualcosa. Le antiche perdono la loro peculiarità storica, affogate in un "esoterismo" indistinto; le moderne perdono la possibilità di essere valutate per quello che effettivamente sono.