Nella libreria contemporanea, l'"esoterismo" è diventato un'etichetta amplissima che raccoglie sotto lo stesso scaffale la Kabbalah ebraica e le cristalloterapia, il Corpus Hermeticum e la lettura degli angeli custodi, René Guénon e un manuale di reiki. Questa ibridazione ha un costo: la perdita di ogni capacità di distinguere.
Il problema del lessico
Le parole, nelle tradizioni iniziatiche, hanno significati tecnici precisi. Quando queste parole escono dal loro contesto originario e vengono adottate dal mercato editoriale di massa, tendono a perdere definizione, a caricarsi di connotazioni evocative, a diventare slogan. "Iniziazione" smette di indicare l'atto rituale formale di inserzione in una catena di trasmissione, e diventa sinonimo generico di "esperienza importante". "Meditazione" perde il suo radicamento tecnico in tradizioni specifiche (dhyana vedantico, raja yoga, esicasmo cristiano, meditazione sufi) e diventa nome di pratiche molto diverse tra loro, spesso prive di riferimento a qualsiasi tradizione. "Spirituale" smette di indicare una dimensione precisa dell'antropologia tradizionale (contrapposta a psichica e fisica) e diventa aggettivo con cui si qualifica genericamente qualunque attività che prometta benessere interiore.
Il risultato è paradossale. Proprio nell'epoca in cui più si parla di spiritualità, si riducono le capacità di distinguerne le forme. La confusione semantica produce confusione reale.
Quattro differenze
Un modo per cominciare a fare distinzioni è individuare alcuni tratti in cui l'esoterismo tradizionale si separa nettamente dalla spiritualità contemporanea di area New Age e post-New Age.
Contesto di trasmissione
Le tradizioni iniziatiche hanno un contesto preciso: catene di trasmissione, ordini, scuole, maestri. L'accesso non è libero né automatico: richiede qualificazione, prova, trasmissione rituale. La spiritualità contemporanea, invece, si presenta come liberamente accessibile: un libro, un corso, un video online sono sufficienti. Il passaggio da una tradizione all'altra è facile: si può praticare alla settimana lo yoga, la meditazione zen, il reiki, il tarocco terapeutico, senza che nessuna delle tradizioni originarie consideri questa compresenza legittima.
Fedeltà al contesto dottrinale
Nelle tradizioni storiche, la parte tecnica (rituale, meditativa, interpretativa) è inseparabile dal contesto dottrinale: la meditazione cristiana ha senso in una cosmologia cristiana, la Kabbalah ha senso in un'antropologia ebraica, lo yoga classico ha senso in un'antropologia samkhya. La spiritualità contemporanea è invece caratteristicamente sincretica: estrae le tecniche dai loro contesti e le combina liberamente, affermando una compatibilità che le tradizioni originarie non riconoscono.
Fine perseguito
Le tradizioni iniziatiche puntano a un fine che non si esaurisce nel benessere del soggetto: reintegrazione, liberazione, gnosi, unione mistica, realizzazione metafisica. Il benessere può essere un frutto secondario, ma non è il fine. La spiritualità contemporanea è invece largamente organizzata attorno al benessere psicofisico dell'individuo contemporaneo: riduzione dello stress, gestione delle emozioni, crescita personale, successo professionale. Non è un caso che il vocabolario del New Age si sia parzialmente fuso con quello del self-help e della psicoterapia popolare.
Atteggiamento verso il mondo
Le tradizioni iniziatiche hanno un rapporto complesso con il mondo: lo conoscono come manifestazione di un principio superiore, ne insegnano la lettura simbolica, ne prescrivono l'uso etico, e allo stesso tempo lo relativizzano rispetto alla realtà ultima. La spiritualità contemporanea, per come si presenta nel suo formato più diffuso, tende invece a essere ottimista, affermativa, orientata al successo: il destino del soggetto è di realizzarsi, non di trascendersi.
Non si tratta di gerarchia
Queste distinzioni non sono valutazioni di merito. Non si sta dicendo che la spiritualità contemporanea sia "inferiore" all'esoterismo tradizionale: si sta dicendo che sono cose diverse. Chi pratica mindfulness la mattina per ridurre l'ansia è perfettamente legittimato a farlo; ma se pensa che ciò costituisca un percorso iniziatico nel senso tecnico del termine, si sbaglia. Lo stesso vale per chi legge i tarocchi o frequenta corsi di costellazioni familiari: sono pratiche che possono avere un valore, ma non in virtù di una presunta continuità con tradizioni più antiche da cui in realtà si sono distaccate.
Perché la distinzione conta
La capacità di distinguere tra questi livelli è condizione minima per tre cose. Primo: per uno studio storicamente serio dell'esoterismo, che non può accettare la confusione tra gli oggetti che studia. Secondo: per una valutazione onesta delle proprie pratiche, che non si camuffi dietro un lessico più prestigioso di quanto meriti. Terzo, e forse più importante: per la possibilità stessa di accedere, se lo si vuole, a una tradizione iniziatica vivente. Chi ha perso la capacità di distinguere tra la Cabala ebraica e un corso di numerologia ha molto più difficile trovare la Cabala; chi ritiene che meditare quindici minuti al mattino sia la stessa cosa che intraprendere una via tradizionale, avrà pochi motivi per cercare quest'ultima.
La confusione contemporanea non è innocua. Ha il costo concreto di rendere invisibili le tradizioni che ancora esistono.