- Periodo
- Formazione tra XII e XIII secolo in Provenza, Catalogna e Castiglia. Sviluppi successivi nel Cinquecento (scuola di Safed) e nei secoli seguenti.
- Origine geografica
- Comunità ebraiche dell'area provenzale e iberica medievale, poi Galilea (Safed) nel XVI secolo.
- Documenti fondativi
- Sefer Yetzirah (Libro della Formazione, anteriore al X sec.), Sefer ha-Bahir (XII sec.), Sefer ha-Zohar (Libro dello Splendore, XIII sec., attribuito a Mosè di Léon).
- Contesto religioso
- Parte integrante dell'ebraismo rabbinico. Distinta dall'esegesi giuridica (halakhah) e dalla letteratura omiletica (aggadah) come livello esoterico (sod) dell'interpretazione della Torah.
Definizione
La Kabbalah ebraica (dall'ebraico qabbaláh, "ricezione", "tradizione ricevuta") è il livello esoterico dell'ebraismo rabbinico. Costituisce la dimensione mistica e teosofica della tradizione ebraica, sviluppata a partire dal Medioevo a partire da nuclei più antichi, e consiste in un complesso sistema di dottrine sull'essenza divina, sulla struttura del cosmo, sull'origine del male e sulla destinazione dell'anima umana, fondato sull'esegesi profonda della Torah.
All'interno della tradizione ebraica, la Kabbalah è considerata uno dei quattro livelli di interpretazione della Scrittura, sintetizzati nell'acronimo PaRDeS: peshat (senso letterale), remez (senso allusivo), derash (senso omiletico), sod (senso esoterico). La Kabbalah opera in particolare a quest'ultimo livello.
Origine storica
La storiografia distingue almeno tre fasi principali nella formazione della Kabbalah ebraica.
La prima fase è quella della mistica ebraica antica, che precede di secoli la Kabbalah propriamente detta. Vi appartengono il Sefer Yetzirah (Libro della Formazione), trattato cosmologico breve e oscuro composto in epoca incerta tra il III e il IX secolo, e la letteratura della Merkavah (il "Carro" della visione di Ezechiele) e degli Hekhalot (i "Palazzi" celesti), che descrive le ascese mistiche dei mistici dei primi secoli dell'era cristiana.
La seconda fase, propriamente cabalistica, ha luogo tra XII e XIII secolo nelle comunità ebraiche di Provenza (con figure come Isacco il Cieco), Catalogna (Gerona) e Castiglia. Culmina nella composizione del Sefer ha-Zohar (Libro dello Splendore), il testo che diventerà il riferimento centrale di tutta la Kabbalah successiva. Lo Zohar è scritto in aramaico e attribuito tradizionalmente al rabbino Shimon bar Yohai del II secolo; la critica storica contemporanea — a partire da Gershom Scholem — ne attribuisce la composizione al cabalista castigliano Mosè di Léon (m. 1305), pur riconoscendo che integra materiali più antichi.
La terza fase si svolge a Safed, in Galilea, nel XVI secolo, nel periodo successivo all'espulsione degli ebrei dalla Spagna (1492). Vi opera Mosè Cordovero (1522-1570) e soprattutto Isaac Luria (1534-1572), detto ha-Ari ("il Leone"). La Kabbalah luriana introduce i concetti centrali di tzimtzum (la "contrazione" divina che apre lo spazio per la creazione), shevirat ha-kelim (la "rottura dei vasi" che spiega l'origine del male) e tikkun (la "riparazione" cui l'uomo è chiamato a contribuire). Di Luria stesso non restano scritti diretti: la sua dottrina è trasmessa attraverso il discepolo Chaim Vital.
Sviluppo successivo
Nei secoli successivi la Kabbalah luriana si diffonde in tutto il mondo ebraico. Genera le grandi crisi messianiche del Seicento (Sabbatai Zevi, Jakob Frank), all'origine di movimenti devianti rispetto all'ebraismo normativo. Costituisce inoltre una delle radici del chassidismo, movimento mistico-popolare fondato in Polonia da Israel Baal Shem Tov nel XVIII secolo.
Nel XX secolo, gli studi storico-critici di Gershom Scholem (1897-1982) e della scuola di Gerusalemme — proseguiti da Moshe Idel, Yehuda Liebes, Elliot Wolfson — hanno trasformato la Kabbalah da oggetto di stigma o di entusiasmo non documentato in campo di studi accademici riconosciuti.
Struttura dottrinale
Il nucleo della dottrina cabalistica può essere riassunto attorno ad alcuni concetti fondamentali.
Ein Sof e Sefirot
Al vertice della cosmologia cabalistica si trova l'Ein Sof, l'"Infinito": la dimensione più nascosta della divinità, su cui non è possibile alcuna predicazione. Da Ein Sof emanano dieci Sefirot, "Numerazioni" o "Computazioni", che rappresentano le dimensioni o gli attributi attraverso i quali l'Infinito si manifesta e attraverso i quali l'universo è creato e sostenuto. Le dieci Sefirot, dall'alto verso il basso, sono: Keter (Corona), Chokmah (Sapienza), Binah (Intelligenza), Chesed (Misericordia), Geburah (Giustizia/Forza), Tiferet (Bellezza), Netzach (Vittoria), Hod (Splendore), Yesod (Fondamento), Malkuth (Regno). La loro disposizione è raffigurata nell'Ets Chayim, l'Albero della Vita.
Quattro mondi
La cosmologia cabalistica articola la realtà in quattro mondi (olamot): Atziluth (Emanazione), Beriah (Creazione), Yetzirah (Formazione), Asiyah (Azione). Ogni mondo riproduce la struttura completa delle dieci Sefirot in un piano ontologico differente.
Tzimtzum, Shevirah, Tikkun
Nella Kabbalah luriana, la creazione è preceduta da un atto di auto-contrazione divina (tzimtzum) che apre uno spazio "vuoto" in cui il finito può esistere. La luce divina che vi si effonde è inizialmente raccolta in vasi che però si infrangono (shevirat ha-kelim): da questa rottura derivano sia la disseminazione di "scintille" divine in tutta la realtà, sia l'origine del male. Compito dell'uomo, e in particolare del popolo ebraico attraverso l'osservanza dei precetti, è la tikkun olam, la riparazione del mondo, che consiste nel ricondurre le scintille al loro luogo originario.
Finalità
La Kabbalah, nel suo contesto ebraico tradizionale, non è una via di realizzazione individuale separata dalla pratica religiosa: è la dimensione interiore della Torah e della sua osservanza. Il cabalista è un ebreo osservante che, attraverso lo studio e la pratica dei mitzvot illuminata dalla comprensione dei loro significati profondi, contribuisce all'opera di tikkun.
Confusioni più comuni
La Kabbalah ebraica è uno dei campi più esposti alla confusione e alla riappropriazione impropria. Le distinzioni essenziali sono almeno tre.
- La Kabbalah ebraica non coincide con la Cabala cristiana del Rinascimento, né con la Cabala ermetica dell'occultismo moderno. Si tratta di tre tradizioni distinte, che condividono un nucleo terminologico ma operano in contesti dottrinali e finalità completamente diversi.
- La Kabbalah è parte integrante dell'ebraismo e non è separabile dalla pratica religiosa ebraica. Le presentazioni che la propongono come "tecnica spirituale" universale, fruibile indipendentemente dal contesto ebraico, ne tradiscono la natura.
- La Kabbalah ebraica tradizionale è stata storicamente trasmessa con grande prudenza all'interno delle comunità ebraiche, riservata a studiosi maturi e già fondati nello studio talmudico. La diffusione contemporanea attraverso pubblicazioni di massa è un fenomeno recente, da valutare con cautela.
In italiano si trovano le grafie "Cabala", "Kabbalah", "Qabbalah". "Cabala" è la forma tradizionalmente più usata negli studi italiani; "Kabbalah" riproduce la traslitterazione anglosassone; "Qabbalah" è una traslitterazione più rigorosa dell'ebraico. Le tre forme designano la medesima realtà; "cabala" con la minuscola può anche indicare, nel linguaggio comune, la pratica numerologica del lotto, che con la Kabbalah propriamente detta non ha rapporto.